Come spiegare l’esperienza del lutto a un bambino

Il lutto è l’esperienza emotiva più dolorosa che si possa provare, ancora più forte e devastante se deve essere affrontata da un bambino. Come bisogna agire e quali sono le informazioni importanti da dare a un bambino che ha perso una persona cara? Nella letteratura scientifica sui traumi viene considerato un evento critico che colpisce la vita di ognuno di noi e che porta con sé un’ondata di emozioni negative, le quali generano a loro volta uno squilibrio nella mente della persona che sta attraversando questo difficile momento. Se si pensa a un bambino, la sofferenza che deriva dalla morte di una persona cara, come potrebbe essere la perdita di un genitore, per esempio, risulta essere ancora più forte e devastante. È qui che sorge un’importante domanda: come dobbiamo comportarci in casi di questo tipo? A volte, per il bene del bambino e secondo errate credenze comuni, si pensa che la cosa migliore da fare sia quella di tenerlo lontano e all’oscuro dagli eventi luttuosi che invece lo riguardano in prima persona. Questo comportamento, anche se frutto delle migliori intenzioni, può causare ancora più sofferenza nel bambino che a ogni modo sa, poiché tutto comprende e tutto intuisce. Inoltre, un dolore non affrontato ed elaborato nel momento presente può ripercuotersi con conseguenze negative e patologiche in età adulta.

Dalla sofferenza si esce solo se si entra
In una conferenza cui ho presenziato di recente sul tema è stata usata questa frase che mi piace molto e che vorrei riproporvi per farvi capire il senso di quanto scritto sopra: “Dalla sofferenza si esce solo se si entra”. È evidente come questo sia vero non solo per l’esperienza del lutto, ma anche per tutti quegli eventi negativi che toccano con mano la vita delle persone (divorzi, separazioni, perdite in senso generale). Affrontare eventi negativi e accogliere la sofferenza che ne deriva non vuol dire non essere più felici, perché non è così. In realtà ciò che accade causerà certamente un periodo molto difficile, caratterizzato da momenti di particolare tristezza e vulnerabilità e di altre forti emozioni negative che si presenteranno sotto differenti risvolti, come per esempio quello di un’estrema rabbia, forse sino a quel momento mai provata. Ma saranno costruttivi, in quanto, in seguito, si diventerà consapevoli della propria capacità di resilienza che consentirà di comprendere come noi esseri umani siamo in grado di sopravvivere a qualsiasi evento. Il nostro cervello è una macchina perfetta: elastica, adattabile e plasmabile, dunque fidiamoci di lui e anche di quello di un bambino. Tra l’altro i bambini spesso riescono a reagire agli eventi dolorosi ancor prima degli adulti, poiché presentano un’elevata capacità di resilienza. Tuttavia devono disporre di strumenti adeguati per far fronte a simili esperienze e a quella del lutto nello specifico. Vediamoli ora insieme nel dettaglio.

Vicinanza affettiva di un adulto di riferimento
È un elemento essenziale. L’adulto ha il compito di rassicurare il bambino e di accompagnarlo in questo passaggio di superamento del lutto. Un genitore deve spiegare al bambino che quel dolore che sente è normale e che quelle emozioni che prova sono giuste per il momento che si sta vivendo. Frasi come, per esempio, “non ci pensare, passerà in fretta” sono sbagliate, poiché portano a uscire dal problema senza che venga affrontato e spiegato. Come dicevo in precedenza, un lutto irrisolto rimane dentro ed è libero di esprimersi nel futuro di quel bambino con esiti negativi su di sé. Quindi accogliamo la sua sofferenza, magari dicendo: “è un momento difficile per noi, lo supereremo insieme”.

Raccontare la verità
Altro importante aspetto riguarda la possibilità per un genitore di raccontare ciò che è accaduto, di dire la verità. I bambini si accorgono di tutto ciò che succede intorno a loro; sanno leggere atteggiamenti, emozioni, parole bisbigliate e così via. Inoltre, può capitare che vengano a conoscenza della brutta notizia da altre persone, anche estranee alla famiglia. Sfuggire dalla verità è veramente sbagliato per diversi motivi:

  • il bambino potrebbe sentirsi tradito dal proprio genitore e, di conseguenza, potrebbe non fidarsi più di lui. Una tale situazione porterebbe in lui insicurezza in un momento in cui, invece, più di ogni altro ha bisogno di sentirsi sicuro, poiché uno dei pali fermi della sua vita è venuto a mancare;
  • un bambino abituato a non ricevere la verità diventerà a sua volta un adulto che non dirà la verità;
  • il bambino potrebbe provare vergogna. I bambini non vogliono sentirsi diversi dagli altri, hanno bisogno di sentirsi uguali agli altri. Venire a conoscenza della notizia, per esempio, da un compagno di classe, potrebbe comportare in lui un sentimento di vergogna così grande che amplificherebbe solo il suo dolore;
  • i bambini si sentono spesso in colpa. Pensano che ciò che accade sia per causa loro. È importante dunque che un genitore vada a sconfessare simili credenze fantastiche in modo da evitare che il bambino porti dentro di sé un sentimento di colpa ingiustificato.

Per gli stessi motivi qui elencati è necessario che la spiacevole comunicazione venga effettuata il prima possibile.

Chiarezza del linguaggio
Comprendo che per un genitore annunciare la morte del proprio coniuge o di una persona cara e importante per lui, ma soprattutto per il proprio bambino, sia veramente difficile e possano mancare le parole, ma la chiarezza del linguaggio utilizzato nella comunicazione di un lutto è un punto fondamentale. È necessario evitare eufemismi come, per esempio: “l’abbiamo perduto”, “si è addormentato”, “è andato in cielo”. Un bambino potrebbe mal interpretare queste parole, perché potrebbe pensare che il defunto stia veramente dormendo o che paradossalmente sia andato a fare un viaggio. È bene spiegare sempre ciò che è accaduto realmente e accertarsi che il bambino abbia veramente compreso, nonostante la consapevolezza della morte differisca in base all’età del bambino.

Cosa è necessario comunicare affinché il bambino comprenda?

  • che la persona cara non sarà più con il bambino e che non tornerà più.
  • che il bambino non è la causa di quanto accaduto.
  • che non voleva morire. In caso di suicidio, una possibile soluzione potrebbe essere quella di dirgli che non era in grado di pensare per via di una malattia e che ha commesso un fatale errore.

Tempo, per fare domande e per ricevere risposte
Un ulteriore aspetto da tenere in considerazione riguarda il tempo che deve essere lasciato al bambino per fare delle domande e per ricevere delle risposte. Quest’ultime devono corrispondere ancora una volta alla verità e se per caso non si ha la risposta è possibile dire: “Non lo so”, perché la realtà ci insegna che non a tutto c’è una risposta. Un ultimo suggerimento che mi sento di consigliare è quello di trovare delle occasioni per poter parlare della morte, anche in assenza di eventi luttuosi. È possibile proporre dei libri che ci aiutino a raccontare della morte a un bambino.