Tanatoestetica, indispensabile per l’ultimo saluto

Prendersi cura del corpo del defunto e presentarlo alla famiglia per l’ultimo saluto con un aspetto sereno come quando era in vita. La tanatoestetica è una pratica che si occupa proprio di questo, dell’aspetto estetico del defunto ma anche del risvolto psicologico che l’esposizione di una salma in ordine e gradevole alla vista può avere su amici e famigliari. Ne abbiamo parlato con Luisella Fava, titolare dell’impresa Fava di Fiorenzuola d’Arda, in provincia di Piacenza, che si occupa con dedizione e passione di tanatoestetica all’interno della propria impresa.

Luisella Fava

Luisella Fava

Quando e come è nato il suo interesse per la tanatoestetica?
È un interesse nato fin da ragazzina, anche perché con il lavoro di impresario funebre ci sono nata. Dal 1963 è stata infatti la professione di mio padre, Luigi Fava, e da quando è morto, nel 2013, sto portando avanti l’impresa mettendo in pratica tutto ciò che lui mi ha insegnato. E il primo a truccare le salme nella nostra impresa è stato proprio lui. Uso non a caso il termine truccare perché anni fa questa tecnica non veniva definita, come attualmente, tanatoestetica. Sono sempre stata appassionata di estetica e di tutto quello che è legato a essa, per questo motivo è stato naturale per me voler approfondire questa tecnica.

Ha seguito particolari corsi?
Non ho seguito dei corsi, ma i miei studi a indirizzo artistico mi hanno naturalmente influenzato e mi hanno fornito delle ottime basi. Avendo un doppio diploma avrei potuto insegnare arte, ma lo studio e la formazione sulla manipolazione della materia (creta, plastilina, cera ecc.) mi hanno portato ad apprezzare e a capire la tanatoestetica nella sua totalità. La passione ha poi fatto il resto. La mia applicazione è prettamente estetica, con prodotti di maquillage. Si parla esclusivamente di tanatoestetica e non di imbalsamazione o comunque di processi atti a preservare il corpo dall’interno. Pur avendo una formazione anche per quanto concerne la ricostruzione delle parti anatomiche mancanti, mi occupo esclusivamente di estetica anche perché non è concesso ricostruire parti anatomiche. Durante un incidente, per esempio, se il cadavere presenta segni di morte violenta, dopo la visita autoptica o l’autopsia viene decretata la chiusura della salma. La ricostruzione anatomica da parte dell’impresario risulta quindi inutile.

Quali sono state le sue prime esperienze?
Ricordo la mia prima esperienza quasi come tragicomica. Decisi di portare avanti questa mia passione iniziando a esercitarmi con una salma presente nella vecchia camera mortuaria dell’ospedale di Fiorenzuola d’Arda, in provincia di Piacenza. Nessuno mi avvisò che per aprire la porta avrei dovuto premere un semplice tasto. Così, una volta chiusa la porta, mi ritrovai da sola con diversi cadaveri e non potevo fare a meno di pensare che si sarebbero potuti svegliare tutti insieme… e io cosa avrei fatto? Nonostante gli strani pensieri, riuscii a portare a termine il mio compito di “imbellettatrice” e a lavoro finito non mancarono i ringraziamenti da parte dei familiari. Di fronte al risultato finale, e confrontando il loro caro con gli altri defunti presenti, capirono l’importanza di rendere il tutto il più naturale possibile, quasi come se la persona stesse dormendo.

Esistono particolari fasi da seguire durante un trattamento di tanatoestetica?
Sono semplici accorgimenti o trucchi del mestiere. Chi non pratica la tanatoestetica non può sapere che la pelle del defunto è secca, non assorbe e necessita di passaggi mirati e calibrati. Solo in questo modo la porosità della pelle, inesistente in un cadavere, può essere ripristinata o, per meglio dire, si può ricreare un effetto di pelle naturale e rosea. Il trattamento risulta più problematico nel caso di decessi dovuti a infarti, ictus e aneurisma. All’altezza del collo e per parte del volto e della testa si formano ecchimosi blu-violacee che sono molto complicate da sistemare. Ma con pazienza e dedizione si riesce anche in questo, creando un effetto naturale e alla vista dei familiari, che non avrebbero altrimenti avuto la possibilità di vedere il proprio caro perché sarebbe stata predisposta la chiusura immediata del cofano.

Quella del tanatoesteta dovrebbe essere una professione maggiormente valorizzata?
A mio avviso il tanatoesteta non dovrebbe essere una professione a sé, ma un completamento di quella che è la formazione di un professionista del settore funebre. Moltissimi che operano nel settore funerario si occupano della vestizione, della saldatura e di tutte quelle mansioni relative all’organizzazione e allo svolgimento di un servizio funebre, ma non sanno come muoversi per rendere esteticamente più piacevole e presentabile una salma.

Quali sono i riscontri da parte delle famiglie?
Ricevo tantissimi ringraziamenti da parte delle famiglie dopo aver effettuato il trattamento al loro caro, uomo o donna che sia. A volte vengo contattata proprio dai parenti che hanno appena perso una persona cara, perché sanno che sono una delle pochissime donne a occuparsi di tanatoestetica sulle salme e mi chiedono espressamente di intervenire. E io sono ben lieta di ricreare un’immagine più veritiera e reale della carnagione e del volto della persona quando era in vita. Ed è un servizio che nella mia impresa offro gratuitamente.